«Scusi, ma questo non l'ho comprato io»: dietro il banco quando la ricetta non torna
Photo: John Tenniel / Joseph Swain, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons
Ci sono mattine in cui il banco della farmacia sembra una quiete assoluta e mattine in cui, invece, tutto passa per un filo sottilissimo. Non è questione di fortuna: è questione di attenzione. E di errori — soprattutto errori — che ogni giorno sfiorano lo sportello e che qualcuno, dietro il banco, deve intercettare prima che escano dalla porta.
La scheda compilata di fretta
Prendiamo il caso più frequente, quello della ricetta elettronica. Il cliente arriva, mostra lo smartphone, il codice viene scannerizzato. E invece del farmaco atteso, il sistema propone tutt'altro: un principio attivo diverso, oppure la ricetta di un familiare salvata per sbaglio nell'app. Succede più spesso di quanto si pensi. I profili si sovrappongono, i codici fiscali si confondono, e chi sta davanti al bancone — magari con la febbre, magari di corsa — non se ne accorge.
Il primo controllo non è tecnologico: è una domanda semplice. «A chi è stata prescritta questa terapia?». Cinque secondi che, ogni tanto, evitano un pasticcio serio.
Confezioni gemelle, rischi diversi
Poi c'è il classico caso delle scatole che si assomigliano. Due confezioni della stessa azienda, colori quasi identici, dosaggi differenti. Il cliente chiede «quello giallo», convinto di ricordare bene. Ma quello giallo da 500 milligrammi non è quello giallo da 125. Il farmacista non può fidarsi del colore: deve chiedere il principio attivo, o meglio ancora, verificare sulla scatola precedente che il cliente porta con sé — un'abitudine che raccomandiamo a tutti, e non solo agli anziani.
Il problema del nome sbagliato
C'è poi un capitolo a parte: i farmaci chiesti «a memoria». «Mi servono le pastiglie per la pressione, quelle che usa mia moglie». Qui il farmacista deve fare da argine. Una terapia si costruisce sul paziente, non sul vicinato. Chiedere il nome esatto, la posologia, da quanto tempo viene assunta: non è pedanteria, è la differenza tra un acquisto e una cura.
Cosa può fare il cliente, concretamente
Diventare un cliente più consapevole richiede poco:
- Portare sempre la confezione precedente, anche vuota, quando serve un ricarico
- Verificare il nome del profilo sull'app della ricetta elettronica prima di arrivare al banco
- Non affidarsi ai colori o ai ricordi, ma al principio attivo scritto sulla scatola
- Segnalare tutti i farmaci già in uso, compresi integratori e prodotti da banco, perché le interazioni esistono anche lì
Il valore della domanda «sbagliata»
Va detto, per onestà: molti errori nascono anche dal nostro lato del bancone, e riconoscerlo fa parte del mestiere. Per questo incoraggiamo i clienti a fare domande, anche quelle che sembrano ovvie. «È questo il farmaco che ho chiesto?». Una domanda che costa dieci secondi e che, nel nostro lavoro, vale più di qualsiasi sistema informatico.
La farmacia è un luogo di fiducia reciproca: chi chiede e chi risponde si controllano a vicenda. È così che si evita che un piccolo disguido diventi un problema di salute.