Quella confezione di antibiotici in casa: un piccolo gesto che costa caro alla salute di tutti
C'è una scena che si ripete ogni inverno al banco della farmacia: un cliente chiede «avete qualcosa per la gola, un antibiotico, quello che mi aveva dato il medico l'anno scorso». La risposta, per legge e per buona pratica clinica, non può che essere negativa. Eppure l'abitudine di cercare un antibiotico senza ricetta, o di riciclare una vecchia confezione trovata nel cassetto, resta purtroppo diffusa nel nostro Paese.
Un problema italiano, e non solo
L'Italia si collocha costantemente sopra la media europea nel consumo di antibiotici, sia in ambito ospedaliero sia territoriale. Secondo i dati dell'AIFA e dell'ECDC, una quota significativa dei consumi non è giustificata: si tratta spesso di infezioni virali, come raffreddore, faringiti stagionali o bronchiti lievi, su cui gli antibiotici non hanno alcun effetto. Aggiungiamo poi l'abitudine, forse ancora più insidiosa, di interrompere la terapia appena passano i sintomi: una pratica che espone al ritorno dell'infezione e alimenta la selezione di ceppi batterici resistenti.
Come nasce la resistenza, in parole semplici
I batteri sono organismi straordinariamente adattabili. Quando un antibiotico viene assunto in modo scorretto — dosi troppo basse, durata insufficiente, terapia iniziata senza necessità reale — non tutti i batteri presenti vengono eliminati. I sopravvissuti sono spesso proprio quelli più robusti, che imparano a «riconoscere» e neutralizzare la molecola. Nel tempo, questo processo produce batteri resistenti contro cui i farmaci disponibili perdono efficacia.
Il punto cruciale è che la resistenza non riguarda solo chi fa uso improprio dei farmaci: i batteri resistenti si trasmettono, e un'infezione che non risponde più agli antibiotici può colpire chiunque, anche chi ha sempre usato i farmaci correttamente. Le organizzazioni internazionali parlano di una delle principali minacce per la salute pubblica globale, con stime di centinaia di migliaia di decessi attribuibili ogni anno in Europa a infezioni resistenti.
Cosa cambia davvero se non si completa la terapia
Molte persone sospendono l'antibiotico dopo due o tre giorni, quando la febbre cala e si sente meglio. È comprensibile, ma sbagliato. La miglioramento dei sintomi significa che la carica batterica è diminuita, non che è stata eradicata. Interrompendo il trattamento:
- si lasciano in vita i batteri più resistenti, che possono riprodursi;
- si favorisce la recidiva dell'infezione, spesso in forma più ostinata;
- si rischia di dover ricorrere a molecole più potenti, con effetti collaterali maggiori.
Il dosaggio e la durata indicati dal medico non sono arbitrari: sono calibrati per garantire che il farmaco raggiunga concentrazioni efficaci per il tempo necessario a eliminare l'infezione.
Il ruolo del farmacista: non un ostacolo, una risorsa
Quando un cliente arriva in farmacia con sintomi da raffreddore, il nostro compito non è limitarsi a dire «no». Serve un dialogo costruttivo: capire se i sintomi richiedono una visita medica, suggerire soluzioni sintomatiche appropriate, spiegare perché l'antibiotico in quel caso non servirebbe. E quando la ricetta c'è, il farmacista è la figura ideale per ricordare come assumere correttamente il farmaco — a digiuno o con il cibo, lontano da certi alimenti o integratori — e per segnalare eventuali interazioni con terapie in corso.
Un consiglio pratico per l'inverno: se l'infezione è virale, esistono ottimi alleati in farmacia — lavaggi nasali, sciroppi per la tosse, integratori a base di propoli o vitamina C — che danno sollievo senza alimentare la resistenza. E se dopo qualche giorno i sintomi peggiorano o compaiono febbre alta e difficoltà respiratorie, è il momento di farsi vedere dal medico, che potrà prescrivere l'antibiotico solo se davvero necessario.
La ricetta come atto di responsabilità
Il vincolo della ricetta per gli antibiotici non è burocrazia: è una misura di tutela. Significa che un professionista ha valutato che quel farmaco serve davvero, e che la sua assunzione verrà seguita. Proteggere l'efficacia degli antibiotici è una responsabilità collettiva che passa da gesti individuali: non chiedere l'antibiotico «per sicurezza», non conservare scorte per il futuro, non condividere i farmaci con familiari e amici, non gettare i residui nei rifiuti domestici ma restituirli in farmacia attraverso i punti di raccolta dedicati.
Alla Farmacia Versari siamo a disposizione per rispondere a ogni dubbio su terapie in corso, conservazione e corretto utilizzo dei farmaci. Perché un consiglio dato al banco oggi è un piccolo investimento sulla salute di domani — la nostra e quella della comunità.